CONSUMO DEL SUOLO: QUEL CHE C’È DA SAPERE A CURA DEL GEOLOGO G.PIRILLO PRESIDENTE AUGUSTUS KROTON PROTEZIONE CIVILE

Pubblicato il 20 ottobre 2016 alle 16:38 su wesud
Tabella 16.1 – Suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità sismica su base regionale (2015) e incremento percentuale rispetto al 2012. Fonte: elaborazioni ISPRA su dati INGV, 2004 e carta nazionale del consumo di suolo ISPRA-ARPA-APPA.

Rischio sismico: Consumo di suolo nelle aree a pericolosità sismica
Calabria incremento dell’1,2 %. Il consumo di suolo in aree a pericolosità sismica ( C. Meletti,L. Congedo,I. Marinosci, M. Munafò) è stato elaborato attraverso la sovrapposizione con la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni
(INGV, 2004), utilizzando i seguenti valori di riferimento:
– pericolosità alta: ag compreso tra 0,15g e 0,25g;
– pericolosità molto alta: ag superiore a 0,25g;
dove ag indica l’accelerazione di picco del suolo (Peak Ground Acceleration).
I dati confermano l’elevata presenza di aree costruite all’interno delle zone a pericolosità sismica alta (il 7,2% di tali aree ha una copertura artificiale), con i valori massimi in Lombardia (14,3%) e in Veneto (12,5%) e nelle zone a pericolosità molto alta (il 4,5% a livello nazionale, il 6,5% in Campania; L’incremento percentuale del consumo di suolo in tali aree è, inoltre, analogo alla media nazionale per le aree a pericolosità alta (+0,7%) e superiore alla media nazionale per le aree a pericolosità molto alta (+0,9%), con alcune regioni in cui sono presenti percentuali di crescita superiori all’1% (Calabria e Sicilia !).

Consumo di suolo nelle aree a pericolosità idrogeologica. 

La stima del consumo di suolo nelle aree a pericolosità da frana e idraulica(C. Iadanza, A. Trigila, L. Congedo, M. Munafò) fornisce informazioni sull’entità delle superfici artificiali a rischio idrogeologico in Italia. ISPRA ha effettuato un’armonizzazione delle legende in 5 classi: pericolosità molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e aree di attenzione AA. La mosaicatura delle aree a pericolosità idraulica è stata realizzata per i tre scenari di pericolosità (D.lgs. 49/2010 di recepimento della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE): elevata P3 con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti), media P2 con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti) e bassa P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi) (Trigila et al., 2015). Nella mosaicatura della pericolosità idraulica un’area potrebbe essere inondata secondo uno o più dei tre differenti scenari di probabilità, dove lo scenario P1 rappresenta lo scenario massimo atteso, mentre nella mosaicatura della pericolosità da frana ogni porzione di territorio è attribuita univocamente ad una sola classe di pericolosità. Confrontando i dati di consumo di suolo al 2012 e al 2015, è stata quindi calcolata la variazione del suolo consumato nella aree a pericolosità da frana e idraulica, in termini di incremento percentuale delle superfici artificiali a rischio in ciascuna classe di pericolosità. Sul totale di suolo consumato in Italia, l’11,7% ricade all’interno di aree classificate a pericolosità da frana (P4+P3+P2+P1+AA), il 16,2% in aree a pericolosità idraulica (scenario P1) e il restante 72,1% al di fuori di aree a pericolosità idrogeologica. Rispetto alle superfici classificate a pericolosità, il 2,8% (quasi 25.000 ettari) delle aree a pericolosità da frana molto elevata, il 3,2% (oltre 48.000 ettari) di quelle a pericolosità elevata e il 10,5% (oltre 255.000 ettari) delle aree a pericolosità idraulica con tempo di ritorno tra 100 e 200 anni è occupato da superfici artificiali realizzate fino al 2015. Ad oggi il dato sul suolo consumato nelle aree a pericolosità non può essere utilizzato per una valutazione della pianificazione territoriale e urbanistica, in quanto gran parte delle superfici artificiali sono state realizzate prima dell’adozione dei PAI e quindi dell’entrata in vigore delle misure di salvaguardia (vincoli e regolamentazioni d’uso del territorio), avvenuta per gran parte del territorio nazionale nel 2001. L’incremento percentuale del suolo consumato in aree a pericolosità nel periodo 2012-2015 ha valori compresi tra lo 0,3 (aree a pericolosità da frana P4) e lo 0,7% (aree di attenzione per frana), percentuali quindi, analoghe o di poco inferiori all’incremento medio a livello nazionale.

Suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità da frana PAI su base regionale (2015) e incremento percentuale tra il 2012 e il 2015. Fonte: elaborazioni ISPRA su dati Trigila et al., 2015 e carta nazionale del consumo di suolo ISPRA-ARPA-APPA.
foto3
Stima del suolo consumato a livello provinciale nel 2015 e incremento percentuale rispetto al 2012 Fonte: elaborazioni ISPRA su carta nazionale del consumo di suolo ISPRA-ARPA-APPA.



 

 

Percentuale di suolo consumato sulla superficie comunale compresa nella fascia costiera di 300 metri al 2015. Fonte: elaborazioni ISPRA su carta nazionale del consumo di suolo ISPRA-ARPA-APPA.

Conclusione
Va da se che l’aumento di consumo di suolo, che traduce un incremento di nuove edificazioni sia infrastrutturali che di edificato immobiliare, in zone di nota Pericolosità ,incrementa il Rischio sia sismico che idrogeologico poiché a “pericolosità” costante va ad aumentare il termine “esposizione” del prodotto R= P x V x E (Rischio = Pericolosità x Vulnerabilità x Esposizione). Presidente Augustus Kroton Protezione Civile
Dott.Geol. Giuseppe PIRILLO

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