INFORMARE SUL RISCHIO…. IL RISCHIO D’INFORMARE….

 

Seminario di Formazione “I Rischi del Territorio ”Definire il rischio.

Molto spesso si tende ad utilizzare i termini “Pericolo” e “Rischio” come sinonimi. In realtà si tratta di due concetti correlati ma distinti. Il Pericolo rappresenta un oggetto o un evento che può provocare danni. Il Rischio, invece, è una perdita o un danno potenziale di gravità variabile determinati dall’esposizione al Pericolo. Il Rischio può essere considerato come probabilità di fare/subire danni di una certa entità in relazione all’esposizione al pericolo. Questa probabilità può essere misurata in termini oggettivi tramite il calcolo delle probabilità. In questi termini il rischio viene definito con la formula: R = P × G (Rischio = Probabilità x Gravità) dove R è il rischio che si vuole oggettivamente definire, P è la probabilità di venirne a contatto e G indica la gravità del danno o le sue conseguenze. Diversamente, si può parlare di Rischio in termini soggettivi, facendo riferimento al rischio percepito dagli individui. In questo caso la formula diventa: R = Hazard (in Italia inteso come Pericolosità) + Outrage (paura, preoccupazione, indignazione). Comunicare sul rischio significa occuparsi di questioni che hanno a che fare con la vita e la sicurezza delle persone (e dell’ambiente), e con le conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti. Spesso si tratta di questioni controverse, rispetto alle quali i fatti e le conoscenze scientifiche sono incerte o insufficienti a sedare timori e paure “irrazionali”; a volte si tratta di questioni che chiamano in causa lo stile di vita e attivano resistenze al cambiamento; altre volte si tratta di questioni che esplodono improvvisamente richiedendo l’adozione tempestiva e diffusa di specifiche misure precauzionali. Per ognuna di queste situazioni la comunicazione sul rischio ha obiettivi diversi, delineando diverse tipologie comunicative. In ogni caso comunicare sul rischio significa confrontarsi con questioni complesse, di fronte alle quali la soluzione apparentemente più ovvia e razionale – accettare il messaggio degli esperti in materia (Geologi, Geofisici, Sismologi) – spesso risulta di difficile attuazione. Alcune ragioni di queste difficoltà riguardano direttamente la maniera in cui noi percepiamo i rischi; altre hanno a che fare, in senso più generale, con il modo in cui gestiamo i processi di conoscenza e interagiamo nel mondo sociale. Consideriamo l’assunto: l’informazione è un bisogno sociale! Tre sono le domande fondamentali che la popolazione si pone: Cosa è successo? Perché è successo? Può accadere di nuovo? La prima domanda è priva d’insidie poiché il “cosa è successo” risulta oggettivo ed osservabile senza “filtri” cognitivi ed interpretativi; dalla seconda domanda in poi “….scatenate l’inferno…..” , ed allora ecco che esperti improvvisati, ma convinti delle loro tesi, rilasciano interviste, dichiarazioni, post e twitt cominciando ad acquisire seguaci e, purtroppo, “credibilità”!!! Allora noi tecnici dovremmo chiederci: dove abbiamo sbagliato? Tecnicismi e burocratese……. “….il mainshock ha prodotto una PGA, paragonabile a quella prevedibile, relativa alla pericolosità connessa per un sito di tipo A con percentuale di eccedenza del 10% in 50 anni….”“Eh?” Il “burocratese” e l’eccessivo “tecnicismo” creano confusione e disinteresse nella maggior parte della popolazione. Qualsiasi comunicazione a largo raggio deve basarsi su tre presupposti: a) c’è chi parla; b) chi ascolta; c) un linguaggio semplice e condiviso. Rapporto con i MediaGiornalisti come partner, che hanno autonomia e capacità di giudizio. Non possiamo naturalmente definire al posto loro qual è la notizia. I media, dacché esistono, svolgono funzione di newskeeping (filtro) e agenda setting: è il loro mestiere!!
Possiamo però fornire prodotti (e dunque comunicazione) ben fatta, che permetta al giornalista di fare bene il proprio lavoro. Una redazione giornalistica è fatta di mansioni, tempi, gerarchie. Le informazioni comunicate devono essere chiare, complete, tempestive.
Questo è necessario oggi più di ieri, poiché la diffusione delle agenzie di stampa e le trasformazioni del sistema complessivo dei media fanno sì che la notizia non è più quella che si scopre, la notizia è quella che si sceglie (Agenda setting). Le regole che abbiamo definito sui contenuti del messaggio valgono anche quando i nostri interlocutori sono giornalisti. Più sono chiare le informazioni tecniche che utilizziamo, meno costringiamo i giornalisti a un lavoro “interpretativo” (…Cratere sismico …ahhhh!!!!) che potrebbe non competere loro (il nostro interlocutore potrebbe essere un giornalista generalista, non un giornalista scientifico). Più informazioni diamo, meno costringiamo le redazioni a integrarle con altre, che richiedono tempo e risorse per essere raccolte (e non sempre né il tempo né le risorse a disposizione sono sufficienti). Inoltre se le informazioni fornite da una fonte sono complete, si riduce il rischio che il giornalista vada a caccia di altre fonti, che possono produrre informazioni diverse e generare confusione nel pubblico. Più siamo chiari rispetto ai processi di risk assessment messi in atto, meno attiveremo sospetti in merito alla nostra credibilità. Effetto Cornice…. Non dimenticare che chi riceve un messaggio di Rischio proverà delle emozioni negative, ad esempio la preoccupazione. Si è visto che l’aumento dei livelli di preoccupazione nella popolazione corrisponde a una maggiore aderenza alle raccomandazioni comportamentali. Tuttavia è importante valutare attentamente il “Rischio” prima di intervenire con messaggi volti a incrementare la preoccupazione, per non influire negativamente sulla fiducia. Oltre all’enfasi sui Rischi, è necessario porre altrettanta enfasi sull’efficacia e sulla necessità di adozione delle contromisure. In questo senso il modello dei processi paralleli nella sua versione estesa (Extended Parallel Process Model, EPPM, cfr. Witte et al, 2001) suggerisce che l’efficacia di una campagna dipende dal grado in cui riesce ad aumentare la percezione del rischio dei destinatari favorendo, allo stesso tempo, l’efficacia del comportamento consigliato e la capacità di metterlo in atto. L’onestà, l’ammissione dei limiti della conoscenza e della ricerca scientifica, comunicata apertamente, favorisce l’instaurarsi di una relazione di fiducia con l’interlocutore. Sempre a proposito di come l’informazione viene “data” in relazione al contesto, è noto l’effetto cornice (framing): contestualizzare il dato percentuale numerico in termini di rischio ha uneffetto sulla percezione del rischio e sull’orientamento in termini di adozione di misure comportamentali. Consideriamo le due espressioni: “un sisma di magnitudo 6.1 nel crotonese ha 1 possibilità su 10 di manifestarsi”, “un sisma di magnitudo 6,1 nel crotonese ha 9 possibilità su 10 di non manifestarsi”. Pur essendo “numericamente” identiche.….è la prima espressione che suscita preoccupazione maggiore e conseguenti comportamenti da adottare! La rassicurazione dovrebbe riguardare solamente aspetti connessi alle contromisure e alle raccomandazioni, e non al Rischio. Per esempio rassicurare la popolazione, sostenendo che il Rischio di una replica in area già colpita è basso, si associa a una minore aderenza alle raccomandazioni. Inoltre se ci sono state precedenti comunicazioni che enfatizzavano il Rischio, tali rassicurazioni vengono percepite come contraddittorie causando, così, una perdita della credibilità ed ecco che si inseriscono i Maghi delle previsioni ( purtroppo anche tra i Tecnici !!) ed i complottisti vari.Per finire una storiella sulla potenza della Comunicazione e del “Framing”: “Due giovani monaci studiavano in monastero ed entrambi erano incalliti fumatori. Il loro problema era: “Possiamo fumare durante la Preghiera? ” Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi al loro superiore .Più tardi, uno chiese all’altro che cosa gli avesse detto il superiore. “Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto”, disse il primo. “Ed il tuo superiore, cosa ti ha detto?”. “Il mio è stato molto compiaciuto”, disse il secondo. “Mi ha detto che facevo benissimo. Ma dimmi, tu che domanda gli hai fatto?” “Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego”……. “Te la sei cercata!! Io gli ho chiesto se potevo pregare mentre fumo!”

 

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