Le scuole devono essere antisismiche

Le scuole devono essere antisismiche, si ribadisce spesso ritornando sul problema.

In Italia bisogna progettare scuole antisismiche ed ecocompatibili.

La scuola deve essere un luogo sicuro, anche e soprattutto dal punto di vista architettonico, in un Paese, come l’Italia, ad alto rischio sismico.

Che si investa nell’edilizia scolastica è una buona notizia, perché troppo spesso le nostre scuole sono fatiscenti e insicure.

Cogliere l’occasione per ripensare, con radicalità e serietà, a quali siano gli spazi più adatti allo sviluppo di relazioni educative aperte ed efficaci.

Nelle «Indicazioni nazionali per il curricolo» della scuola dai 3 ai 14 anni, divenute legge dello Stato nel novembre 2012, si legge: «L’acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile degli spazi, a partire dalla stessa aula scolastica, ma anche la disponibilità di luoghi attrezzati che facilitino approcci operativi alla conoscenza per le scienze, la tecnologia, le lingue comunitarie, la produzione musicale, il teatro, le attività pittoriche, la motricità.

Particolare importanza assume la biblioteca scolastica, anche in una prospettiva multimediale…».

Ecco, se si investono soldi nelle scuole, ci sono certamente tetti da riparare, strutture da consolidare, materiali per il risparmio energetico da applicare e percorsi e spazi da adattare per una fattiva inclusione dei ragazzi portatori di disabilità.

Sono operazioni urgenti e necessarie, ma varrebbe la pena approfittarne per ragionare a fondo intorno ad altre modifiche, spesso realizzabili a costi più bassi, che rendano possibile un uso più intelligente e flessibile degli spazi.

Dal rendere praticabili le terrazze in città, per farne luogo di esperimenti e osservazioni del cielo, al sottrarre al cemento piccole porzioni di terreno dove realizzare un piccolo orto o piantare qualche albero da frutta; dall’apertura di un’ala dell’edificio per un uso pomeridiano di alcune aule, da condividere con associazioni di quartiere, al ricavare spazi (anche ridotti) per il teatro o attività di movimento non solo per i più piccoli, ma per bambini e ragazzi di ogni età, che spesso hanno bisogno non solo di palestre, ma anche di luoghi curati e adatti, impreziositi magari da un economico parquet, che permetta di stare seduti a terra a conversare, fare teatro, improvvisare musica o ascoltarne.

Insomma dare la possibilità di risvegliare nella scuola il desiderio di ripensare senza pregiudizi a tutti gli spazi, immaginando un uso molteplice e duttile delle aule,che tanto aiuterebbe l’ascolto reciproco e la concentrazione, superando l’assurda pretesa di inchiodare ore e ore corpi vitali e sanamente irrequieti dentro scomodi banchi.

Si corra pure veloci a mettere in cantiere opere urgenti per i lavori strutturali di messa in sicurezza, ma ci si prenda del tempo per progettare piccoli interventi mirati di architettura degli interni, che trasformino più scuole possibili in piccoli cantieri dell’innovazione spaziale e didattica.

Lo spazio è parte costitutiva della relazione educativa, e attraverso l’esperienza diretta si può capire quanto il mutare le posizioni reciproche contribuisca a cambiare consuetudini e atteggiamenti di bambini, di ragazzi e – seppure con maggior difficoltà – anche per gli insegnanti.

Aprire la scuola al pomeriggio, promuovere iniziative educative rivolte agli immigrati e alla popolazione adulta del quartiere.

Ma per immaginare questi mutamenti spaziali e simbolici ci vuole uno sguardo capace di andare oltre le abitudini quotidiane.

Bisogna aprire la propria visione, il proprio punto di vista,  creando occasioni di incontro sul campo con insegnanti, alunni, genitori.

Scambiarsi idee tra educatori e tecnici può produrre proposte interessanti, a patto che siano chiamati a partecipare non solo in modo formale o retorico nel ripensare in modo radicale spazi che, con il crescere dell’età, i giovani abitano con sempre maggiore estraneità.

Si, perché è proprio l’abitare gli spazi educativi il tema che andrebbe messo all’ordine del giorno.

Ci sono precedenti storici, minoritari ma significativi, che vale la pena ricordare.

Una visione diversa degli spazi di lavoro, immaginare di migliorare la condizione di chi apprendere , senza fermarsi alla scuola,  con grandi finestre e biblioteche, ma spaziò al quartiere  e alla città,  aspirare attraverso la scuola ad uno spirito di comunità, non solo costruendo nuove scuole ma migliorando anche quelle esistenti , rendere l’ambiente scolastico accogliente per fare  esperienze educative diverse nella natura e in spazi adatti a loro.

I progetti di scuola più interessanti e innovativi, rischiano, però, di rimanere fermi, a causa di un sistema legislativo sugli appalti pubblici che rischia di far rimanere imbrigliati, amministrazioni e progettisti.

Ripensare la scuola, in generale, dalla scuola per l’infanzia, fino alla scuole superiori, licei ed istituti tecnici e professionali, costruite interamente con materiali innovativi come il legno, con aule immerse nella natura e collegate tra loro da piccoli sentieri, con uno spazio intimo centrale per gli incontri nelle pause, piccolo e a misura di bambino, con grandi aperture verso l’esterno, vetrate verticali, orizzontali ed oblique.

L’eccessiva frammentazione urbanistica e la esasperata cementificazione  hanno determinato un forte degrado ai territori intorno alla città «errate opere di ricucitura  delle periferie».

Per gli edifici scolastici si potrebbe intervenire, rendendo più flessibili, versatili e meno anonimi gli spazi destinati a bambini e ragazzi.

L’architettura delle scuole è passata, nel corso di un secolo, dalle riconoscibili strutture monumentali edificate dopo l’Unità d’Italia e nei primi del ’900, con grandi edifici simili a caserme dotate di cortili al centro, alle troppe orribili e anonime scuole prefabbricate che costellano le periferie di tutta Italia, disegnate a somiglianza dei magazzini industriali e costruite con materiali di scarsa qualità, caldi d’estate e fredde in inverno.

Ci vuole un grande sforzo per ripensare le scuole e dare loro nuova fisionomia.

Ma sarebbe di grande valore che a quest’opera concorressero le migliori e più diverse professionalità e si attivassero momenti di partecipazione sociale.

Un impegno di tale portata potrebbe contribuire e dare concretezza al più generale problema di ripensare l’educazione, luoghi deputati al più significativo e prolungato incontro collettivo tra le generazioni e non possiamo tollerare che questo appuntamento quotidiano, così delicato e importante, avvenga in scuole in condizione di degrado edilizio.

Dal punto di vista spaziale “la scuola ideale” dovrebbe essere concepita e articolata su tre livelli di cui il piano terra rappresenta il punto di contatto tra l’edificio e la città; è quindi sollevato rispetto al terreno, in modo da essere permeabile e trasparente, ovviamente pensando elementi di passaggio fra i piani, che non siano solo le solite scale o gli ascensori, che potrebbero non funzionare, ma elementi di risalita come le rampe (pensare anche agli alunni con problemi di deambulazione).

Con la palestra, l’auditorium, i laboratori: spazi di carattere collettivo appartenenti all’intera comunità che consentono alla scuola di “vivere per molte più ore rispetto a quelle richieste dalla didattica”.

Questi prendono luce da un giardino interno al centro del quale è situato un grande albero che, con colori e profumi che cambiano al variare delle stagioni, insegna ai ragazzi la mutevolezza della vita e la necessità del rinnovamento, con ambienti che si aprono su un giardino privato.

I corridoi, finalmente spogliati della mera funzione di collegamento, ampi punti di incontro.

All’ultimo livello c’è il tetto, luogo del proibito e della fantasia, da cui guardare il mondo da prospettive diverse.

Su questo grande terrazzo, ombreggiato tramite pergolati, si scoprono attività manuali, grazie ad un orto in cui coltivare gli ortaggi; i laboratori di astronomia, botanica e scienze, danno volto e forma a quello che è riportato sui libri, una macchina eliotermica consente di catturare l’energia solare mentre un telescopio permette di guardare pianeti e galassie: perché nemmeno il cielo deve rappresentare un limite alla creatività dei bambini.

A fare da connessione ai tre livelli c’è la biblioteca/mediateca che si alza dal piano terra fino al tetto.

Aperta a tutti, è il luogo della cultura e della memoria, perché oltre ai libri, sia cartacei che virtuali, vengono conservati i lavori degli alunni.

La scuola come modello di sostenibilità

Dal punto di vista costruttivo l’edificio pensato in legno, a basso consumo energetico ed alimentato tramite fonti rinnovabili, per regolare la temperatura interna ottimale vengono sfruttate le fonti di energia geotermica e fotovoltaica.

Per educare gli alunni al rispetto della natura e al risparmio delle risorse infatti, la scuola stessa deve essere un esempio di sostenibilità e occasione continua di apprendimento; è necessario quindi spiegare loro che l’edificio che li accoglie non ha causato disboscamento bensì ha dato vita ad una nuova foresta, perché per ogni metro cubo di legno utilizzato un nuovo albero è stato piantato.

In questo modo potranno capire a fondo la bellezza e le potenzialità di questo materiale leggero, antisismico, profumato e forse ancora oggi troppo sottovalutato.

Riqualificare le periferie grazie alle scuole

Ultima ma non meno importante caratteristica è la collocazione: la scuola non poteva non essere in periferia. Secondo il Senatore a vita infatti, il “rammendo” delle periferie è la grande sfida di questo secolo, una sfida non solo architettonica ed urbanistica ma soprattutto sociale. Bisogna smettere di costruire non-luoghi in cui il centro non è più centro e la campagna ancora non si configura come tale; basta edificare in maniera dissennata ed irrazionale. E’ necessario cominciare a recuperare e trasformare l’esistente, restituendo alle periferie la dignità che gli spetta; e non c’è modo migliore per restituire questi “spazi grigi” alle città se non con la creazione di luoghi per l’istruzione perché, come dice lo stesso Piano, si può scegliere di non visitare un museo ma tutti hanno il diritto e il dovere di andare a scuola.

Gigi Manfredi

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